Luisa Miller di Verdi

C’era una volta “Kabale und Liebe” di Schiller.

Siamo nel 1849 e Giuseppe Verdi non si ferma certo davanti a un adattamento così difficile da realizzare: siamo alla prima della “Luisa Miller”, che ha debuttato al Teatro San Carlo di Napoli. 

Cos’è la Luisa Miller per Verdi

Sono in molti i critici che considerano la Luisa Miller una delle prime opere mature di Verdi, un’opera che contiene elementi del suo stile ancora sperimentali ed embrionali, che esploderanno poi nella trilogia popolare.

La trama

Siamo in un piccolo villaggio in Tirolo e abbiamo due personaggi: Luisa, figlia di un modesto contadino, e Rodolfo, figlio del conte Walter. 

Potrebbe sembrare qualcosa di perfettamente normale, se conosciamo il Verdi maturo, che fa soffrire e lascia ammazzarsi anche i rappresentanti del popolo.

Ma prima, sull’onda della triplice classificazione aristotelica, non era così.

Sarà stato il Romanticismo, che come lo Stilnovo vedeva la bontà oltre i paramenti, oltre la classe?

Chissà.

Quel che sappiamo è che Luisa e Rodolfo sono innamorati l’uno dell’altro, ma il loro amore è minacciato dalla disapprovazione del conte e dalla perfidia del suo servo Wurm, che segretamente brama Lucia.

Il conte Walter invece ha interessi paterni, dato che vuole far sposare Rodolfo con la duchessa Federica, con cui Rodolfo era amico d’infanzia.

Wurm non ci sta, e rivela che il figlio non si sta certo mantenendo casto di cuore. 

Ormai la notizia è sulla bocca di tutti, si arriva persino a sceneggiate pubbliche (coro grandioso della fine del primo atto).

Sembra quasi che, mosso a pietà, Walter accantoni per poco il disappunto.

Secondo atto

Quale miglior soluzione di costringere Luisa a dichiarare che non ama più Rodolfo e che è innamorata di Wurm?

Ovviamente, la pensata è di Wurm stesso, che la propone a Walter.

Difficile capire come convincere la ragazza, ma la moneta di scambio del padre incarcerato che potrebbe essere liberato in caso di fanciullesca ubbidienza funziona.

Rodolfo, devastato dalla notizia, comincia ad agire in modo squisitamente illogico, da buon personaggio romantico: innanzi tutto decide di sposare Federica, palesando così la genuinità dell’antica fiamma.

Poi, Luisa, altrettanto forte nella consequenzialità, decide di rivelare al padre la propria intenzione di uccidersi.

Sorprendentemente, il padre che ama l’unica figlia più della propria anima, cerca di dissuaderla.

Minacciando di uccidersi pur lui.

Paghi di questo amore, finalmente vero, speriamo che sia bene tutto quel che finisce bene, con Luisa e il padre che con una fuga famigliare potranno sanare gli antichi fremiti.

E invece no, perché se non fosse chiaro, l’autore vuole ribadire il narcisismo di Rodolfo.

Terzo atto

Ecco che l’amante ferito, incapace di farsene una ragione, arriva a casa di Luisa con un’ambigua boccetta, e glie l’offre.

Il pubblico freme, i violoncelli suggeriscono il presagio.

Ma no, Luisa beve.

Rodolfo, invece di dichiararle eterno amore e di lasciare che i suoi voti giungano in cielo, le chiede di nuovo conto. Non si rassegna alla ferita all’orgoglio, pur avendo di fatto ucciso a sua insaputa la donna di cui si dice innamorato.

E quindi Luisa, reticente, infine confessa.

Rodolfo si pente (non “si rende conto”, attenzione, si pente, avendo scoperto che è caduto il motivo dell’insano gesto).

Sull’onda di un canto lugubre, i due amanti muoiono, coronando il loro sogno in cielo.

Non so voi, ma io fossi stato in Luisa mi sarei un tantino indisposto!