Sundance film festival 2023: la famiglia 

Toccano a “A Thousand and one” e a “Scapper” i premi del Sundance film festival, quest’anno molto introspettivo e molto centrato sul tema della famiglia in tutte le sue sfaccettature.

Il gran premio della giuria di “A thousand and one” premia una storia tormentata, con protagonisti due genitori bon mauvais, molto più concentrati sulla risoluzione dei propri problemi passati e presenti che sulla fotografia di una realtà di famiglia perfetta. Com’è normale che sia al Sundance, qui siamo alla ricerca non della perfezione narrativa, ma piuttosto del dettaglio che impone all’ascolto di sé e delle storture della propria società.

Genitori imperfetti

Si è detto molto che le due storie vincitrici ritraggono dei genitori imperfetti. Mi verrebbe da chiedere: ma ne esistono, di genitori perfetti?

In ogni caso, in “A thousand and one” abbiamo due individui che hanno dovuti fare i conti con la detenzione per piccole pene, e che molto presto si ritrovano ad avere a che fare con la grandissima responsabilità della genitorialità. La madre del figlio in affido, protagonista della storia, rapisce il figlio dalle famiglie affidatarie e prova a creare una vita migliore per entrambi in una Harlem fortemente gentrificata. Non per niente dalla regia arriva un commento fortemente negativo sulla gentrificazione, che marginalizza le persone che vediamo ritratte nel film e impedisce loro qualsiasi possibilità di riscatto – quantomeno qualsiasi possibilità facilmente percorribile.

La gentrificazione, è il commento, è il cattivo della storia.

Il dramma famigliare è ambientato ad Harlem verso la fine del secolo scorso, e si dipana poi fino all’inizio degli anni Duemila.

Scrapper

Scrapper ha un tocco più sardonico e gioca sulla commedia per raccontare una storia per certi versi molto simile. È il rapporto tra un padre, dedito al microcrimine, e la figlia preadolescente, già ladra di successo di biciclette.

Un tono quasi da documentario, in alcuni punti, che mi ha ricordato il molto divertente “What we do in the shadows”, di Taika Waititi. 

Ma soprattutto, questo che in realtà è un dramma applicabile a tutte le famiglie, ritrae un conflitto generazionale, l’idea di paternità, e anche inevitabilmente il significato dell’età adulta e l’importanza del benessere durante l’infanzia.